Tutti gli ultimi dieci album originali di Swift registrati in studio hanno raggiunto la prima posizione nella classifica Billboard 200, una serie che non ha precedenti. Nonostante questo, lei ha raramente mostrato autocompiacimento. Al contrario, esprime costantemente il timore che il successo alla fine venga meno. “Non si può passare da una vittoria all’altra e pretendere che questo piaccia alla gente”, ha detto una volta a Rolling Stone. “Le persone amano le novità: ti issano in cima al pennone e per un po’ tu sventoli da lì sopra. E poi: ‘Aspetta un attimo – dicono – quello che davvero ci piace è una bandiera nuova’”.
L’ansia dichiarata da Swift è in linea con uno dei principi chiave della strategia. Secondo le note parole del leggendario fondatore di Intel, Andy Grove: “Il successo genera autocompiacimento. E l’autocompiacimento porta al fallimento. Sopravvivono solo i paranoici”. Gli esperti di leadership Jim Collins e Morten Hansen sostengono che questa tensione vigilante è una caratteristica fondamentale della leadership. In uno studio condotto sui leader che hanno valicato situazioni di sconvolgimento e incertezza, dalle crisi petrolifere ai cambiamenti tecnologici, hanno scoperto che uno degli aspetti distintivi dei leader di successo è l’elevato livello di attenzione ai possibili sviluppi negativi, aspetto che hanno definito “paranoia produttiva”.
Guardando attraverso la lente della strategia, appare chiaro come nei momenti decisivi Swift abbia incanalato i propri timori trasformandoli in fulcri di creatività. Spesso lo ha fatto quando erano segnali esterni – vendite degli album, reazioni della critica e premi ricevuti – a indicare che continuare sulla stessa strada era la scelta ottimale. Spesso ha invece cambiato rotta, scegliendo attentamente un piccolo gruppo di collaboratori che la aiutassero a esplorare nuovi generi e nuove sonorità.
Prendiamo l’album Red. Nel momento in cui usciva, nel 2012, Swift deteneva, insieme ai Coldplay, a Rihanna, Beyoncé e Adele, una quota spropositata delle vendite e dei fan nel panorama musicale. Era entrata in questo gruppo da star anti-pop in un certo senso: attingendo alle radici country, le sue canzoni erano introspettive, con toni soft, spesso acustici, in controtendenza rispetto alla tendenza pop verso i ritornelli memorabili e le produzioni ad alto voltaggio. Ma nel bel mezzo della composizione e registrazione di Red, si orientò verso un cambiamento importante e iniziò a collaborare con il producer pop svedese Max Martin, noto per aver creato grandi successi per N Sync, i Backstreet Boys, Britney Spears, Kelly Clarkson, Avril Lavigne e Katy Perry. All’epoca Martin era noto come un producer-compositore che per i suoi artisti scriveva la maggior parte delle melodie, molti dei testi e tutti gli arrangiamenti. Lui era la forza creativa, i cantanti gli esecutori.
Il rischio di questo approccio era nella sua stessa logica; Swift si era posizionata come artista self-made, ponendo al centro della propria visione e della propria storia d’origine la composizione delle proprie canzoni. I fan apprezzavano il suo modo “solitario” di scrivere e creare musica e lei lo valorizzava pubblicamente e postava clip relative al suo lavoro di scrittura e di incisione dietro le quinte. La partnership con Martin sarebbe stata in completa
contraddizione con il suo brand. Poteva sembrare che fosse a caccia di hit e fosse diventata calcolatrice rinunciando alla propria autenticità.
Alla fine collaborò con Martin in tre dei brani di Red, tra cui We Are Never Ever Getting Back Together, il primo singolo da esso estratto. È chiaramente una canzone di Swift, con una strofa colma di sofferenza che si trasforma in un ritornello da urlare a squarciagola: “We. Are never, ever, ever. Getting back together” (Noi due non torneremo insieme, mai e poi mai). È altrettanto chiaramente un pezzo di Martin: la musica spacca, per così dire, con i suoi riff elettrici distorti che si trasformano in qualcosa di più pieno grazie al tappeto di accordi del sintetizzatore, bassi pronunciati e varie sovraincisioni armonizzanti della voce di Swift. Aggiungete una ripresa del ritornello minimalista che sfocia in un bridge parlato in cui Swift dichiara di aver superato la perdita dell’ex fidanzato, e avrete la sua prima incursione totale nella musica pop.
La canzone ricevette un’accoglienza variegata da parte della critica e dei fan. Il personaggio di Swift era principalmente quello di una cantante-cantautrice che lavora sodo e ha i piedi per terra, perciò alcuni erano convinti che quel singolo ne danneggiasse quella che gli esperti chiamano doxa, cioè quei comportamenti e quelle regole non scritte che legano i fan a un artista. Alla fine, però, lo shock positivo prodotto dalla collaborazione con Martin funzionò. Per quante preoccupazioni il singolo potesse aver suscitato, non ci fu un vero e proprio contraccolpo e, anzi, la canzone parve ampliare il suo pubblico. Fu il suo primo pezzo al vertice della Billboard Hot 100, avendo venduto 623.000 copie digitali nella prima settimana, record assoluto tra le cantanti donne. L’album si piazzò in cima alle classifiche anche in Regno Unito, Canada e Australia, ampliando il successo di Swift oltre i confini degli Stati Uniti.
Da allora Swift si è guadagnata la reputazione di artista che sa cambiare forma. Dopo aver adottato pienamente lo stile pop synth in una serie di album successivi a Red – sempre con il supporto di Martin e di alcuni altri producer – ha lavorato in team con Aaron Dessner di The National e con l’assiduo collaboratore Jack Antonoff dei Bleachers per passare al sound indie rock di Folklore, l’album del 2020 che è stato il suo maggiore successo di critica. Il passare da un genere all’altro non solo ha consolidato l’engagement dei suoi fan, ma ha anche contribuito a un successo duraturo. L’attenta esecuzione di tale strategia ha spostato le aspettative dei fan: le trasformazioni non solo sono tollerate, ma attese con ansia.