A livello mondiale, la stagione degli uragani relativamente tranquilla in termini di perdite economiche nel 2025 e l’assenza di significativi eventi atmosferici fanno sì che le catastrofi naturali scendano al 5° posto rispetto all’anno precedente. I rischi politici salgono invece dal 9° al 7° posto, trainati da crescenti preoccupazioni per la volatilità geopolitica e i conflitti in tutto il mondo.
La Top 10 dei rischi in Italia
In Italia i tre rischi principali sono i rischi informatici che si confermano al 1° posto in linea con l’anno precedente, l’interruzione dell’attività al 2° posto (1° posto ex aequo l’anno precedente), mentre i cambiamenti climatici si confermano al 3° posto. Sale al 4° posto l’intelligenza artificiale (9° posto l’anno precedente), mentre scendono di una posizione al 5° posto le catastrofi naturali (dal 4° posto l’anno precedente). Al 6° posto si confermano i cambiamenti nella legislazione e regolamentazione, mentre si posizionano al 7° posto i rischi politici (al 5° l’anno precedente). L’8° e 9° posto vedono l’ingresso in classifica di due nuovi rischi: sviluppi nello scenario macroeconomico e biodiversità e natura. A pari merito in 9° posizione gli sviluppi del mercato (al 7° l’anno precedente).
Marco Vincenzi, Regional Managing Director Southern Europe di Allianz Commercial, ha commentato: “I risultati della classifica segnalano un cambiamento nelle preoccupazioni delle aziende italiane, con l’interruzione dell’attività che supera le catastrofi naturali, scese al 5° posto in assenza di eventi significativi, riportando così l’attenzione verso la continuità operativa. L’attenzione alle tematiche ambientali e ai problemi ad esse connessi rimane in cima ai pensieri degli imprenditori che devono quotidianamente fare i conti con le sfide poste da un clima profondamente mutato”.
I risultati globali dell’Allianz Risk Barometer
Nel 2026, dunque, gli incidenti informatici rappresentano il rischio globale per eccellenza per il quinto anno consecutivo. Con il punteggio più alto di sempre (42% delle risposte) e con un margine di distacco superiore rispetto agli anni precedenti (+10%), si classificano come la principale preoccupazione in ogni regione (Americhe, Asia Pacifico, Europa e Africa e Medio Oriente). La persistente presenza dei rischi informatici al vertice dell’Allianz Risk Barometer riflette una crescente dipendenza dalla tecnologia digitale in un periodo in cui il panorama delle minacce informatiche, insieme alle dinamiche geopolitiche e regolatorie, sta evolvendo rapidamente. Recentemente, attacchi informatici di alto profilo hanno evidenziato la minaccia continua per le aziende di tutte le dimensioni. Le piccole e medie imprese sono sempre più prese di mira e sotto pressione a causa della mancanza di risorse dedicate alla sicurezza informatica.
In merito, Thomas Lillelund, CEO di Allianz Commercial, ha commentato: “Dopo la volatilità e l’incertezza del 2025, le aziende continuano ad affrontare rischi interconnessi e altamente complessi in un contesto di cambiamento continuo in questo 2026. Data la continua crescita nell’uso dell’IA nella società e nel settore industriale, non sorprende che sia il rischio in maggiore crescita nell’Allianz Risk Barometer. Oltre a offrire enormi opportunità, il suo potenziale trasformativo e la rapida evoluzione e adozione stanno ridefinendo il panorama dei rischi, rendendola una preoccupazione di spicco per le aziende di tutte le dimensioni in tutto il mondo, insieme ad altre minacce più consolidate”.
Anche Michael Bruch, Global Head of Risk Consulting Advisory Services di Allianz Commercial, ha sottolineato l’urgenza della situazione: “Gli investimenti delle grandi aziende in sicurezza informatica e resilienza stanno dando i loro frutti, garantendo loro la capacità di rilevare e rispondere tempestivamente agli attacchi. Tuttavia, i rischi informatici continuano a evolversi. Le organizzazioni dipendono sempre più da fornitori terzi per dati e servizi critici, mentre l’IA sta potenziando le minacce, aumentando la superficie di attacco e aggiungendo nuove vulnerabilità alle esistenti”.
L’intelligenza artificiale crea nuovi rischi, ma anche opportunità di business
È dunque estremamente significativo che l’intelligenza artificiale sia entrata nel gruppo di rischi principali per le aziende globali, salendo dal 10° posto nel 2025 al 2° posto (32%) nel 2026, registrando il più grande balzo in avanti nella classifica di quest’anno. È inoltre un rischio in crescita in tutte le regioni: si classifica, infatti, al 2° posto nelle Americhe, Asia Pacifico e Africa e Medio Oriente, e al 3° posto in Europa e in Italia. Ed è un rischio crescente per aziende di tutte le dimensioni, entrando nei primi tre posti per grandi, medie e piccole imprese. Con l’accelerazione dell’adozione dell’IA e la sua integrazione sempre più profonda nelle operations aziendali, i leader aziendali si aspettano che i rischi connessi si intensifichino, specialmente per quanto riguarda il tema della responsabilità. La rapida diffusione di sistemi di IA generativa e degli agenti IA, insieme al loro crescente utilizzo nel mondo reale, ha aumentato la consapevolezza di quanto le organizzazioni siano esposte.
“Le aziende vedono sempre più l’intelligenza artificiale non solo come una potente opportunità strategica, ma anche come una fonte complessa di rischi operativi, legali e reputazionali. In molti casi, l’adozione sta procedendo più rapidamente di quanto la governance, la regolamentazione e la preparazione della forza lavoro possano tenere il passo.” Ha affermato Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz. “Sempre più aziende cercheranno di espanderne l’utilizzo nel 2026 e si troveranno ad affrontare una maggiore esposizione a problemi di affidabilità del sistema, vincoli sulla qualità dei dati, ostacoli all’integrazione e carenze di talenti qualificati. Intanto, stanno emergendo nuove esposizioni a responsabilità legate alla presa di decisioni automatizzata, modelli prevenuti o discriminatori, uso improprio della proprietà intellettuale e incertezza su chi sia responsabile quando gli output generati dall’IA causano danni.”
L’interruzione dell’attività è strettamente collegata ai rischi geopolitici
Il 2025 ha segnato uno spostamento verso politiche commerciali protezionistiche e guerre tariffarie che hanno suscitato incertezza nell’economia mondiale. È stato anche un anno di conflitti in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina, nonché di dispute di confine tra India e Pakistan, Thailandia e Cambogia, e guerre civili in Africa, una tendenza che continua nel 2026 con l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela.
I rischi geopolitici stanno mettendo sotto crescente pressione le supply chain, e mentre i rischi aumentano, solo il 3% dei rispondenti dell’Allianz Risk Barometer considera le proprie catene di approvvigionamento “molto resilienti”. Negli ultimi dodici mesi, le restrizioni commerciali sono triplicate, con un impatto stimato da Allianz Trade in 2,7 trilioni di dollari di merci, pari a quasi il 20% delle importazioni globali, spingendo le aziende a esplorare modelli come il friendshoring (cioè ricollocare le catene di approvvigionamento e la produzione in paesi politicamente alleati) e la regionalizzazione. Questi sviluppi portano a una percezione elevata del rischio: il 29% dei rispondenti classifica l’interruzione dell’attività come uno dei principali pericoli, posizionandola al 3° posto, sebbene scenda di una posizione rispetto all’anno precedente.
Non sorprende che i rischi politici salgano di due posizioni al 7° posto, il loro punteggio più alto di sempre. Il rischio strettamente collegato dei cambiamenti nella legislazione e nella regolamentazione, che include le tariffe commerciali, si classifica al 4° posto a livello globale, invariato rispetto all’anno precedente, ma con un aumento di numerosità fra i partecipanti all’indagine a causa delle preoccupazioni per il crescente protezionismo. In effetti, secondo il 51% dei rispondenti la paralisi delle catene di approvvigionamento globali a causa di un conflitto geopolitico è considerata lo scenario “cigno nero” più plausibile che potrebbe materializzarsi nei prossimi cinque anni.