Nell’immaginario collettivo, l’imprenditore di successo fino agli anni ’90 era l’uomo che “si era fatto da sé”, che conosceva l’azienda e tutti i suoi rivoli. Perfettamente in controllo delle funzioni industriali, era in grado di determinare i ricavi e controllarne i costi: molto concentrato sull’azienda, e forse con una minore attenzione alla gestione del patrimonio personale e familiare. 

Questa sovrapposizione tra impresa e imprenditore, tra socio e manager, era figlia dei suoi tempi e rispecchiava una realtà – quella in cui peraltro la finanza arrivava in massima parte dalla banca del territorio – di imprese di media dimensione di cui il nostro Paese era pieno.

La globalizzazione, lo sviluppo industriale, le nuove tecnologie e l’allargamento ed internalizzazione delle famiglie hanno, un po’ alla volta, modificato questo paradigma, rendendo le aziende sempre più sofisticate e le famiglie bisognose di servizi sempre più variegati e complessi.

Oggi l’imprenditore è chiamato ad evolversi e a mutare adattandosi alle esigenze che derivano dall’amministrazione di un patrimonio che si sta facendo via via più complesso, sia per la tipologia dei beni che lo compongono che per le relazioni che ne derivano. Per fare alcuni esempi:

  • Da un periodo in cui l’imprenditore curava poco la tesoreria dell’azienda e, forse ancor meno, il proprio patrimonio personale, oggi è fortemente avvertita l’esigenza di una visione complessiva, che consenta di valorizzare l’azienda e tutelare l’imprenditore. Oggi è, infatti, chiamato a divenire “l’ingegnere patrimoniale” di tutti i propri asset fisici, immateriali, relazionali e familiari.
  • La partecipazione di nuovi soci alla compagine societaria, seppur funzionale al rafforzamento patrimoniale e allo sviluppo aziendale, comporta una parziale rinuncia – in termini di governance, distribuzione degli utili o diritti amministrativi – che l’imprenditore deve valutare con consapevolezza  e strumenti di tutela adeguati. L’equilibrio tra la salvaguardia del controllo strategico da parte dell’imprenditore e l’apertura del capitale a soggetti terzi investitori costituisce un’operazione complessa e delicata, che implica un contemperamento tra interessi divergenti, una segregazione tra imprenditore/socio ed imprenditore/manager, ma anche l’opportunità per aprire ad un passaggio generazionale ed industrializzare l’azienda.

Oggi dunque l’obiettivo è il governo strategico del patrimonio complessivo, che include sia la dimensione personale e familiare, sia la dimensione aziendale. All’imprenditore moderno servono risposte molto più sofisticate, che abbiano una visione complessiva e capacità di diversificazione e, pertanto, necessita di interlocutori specializzati.

Per questo, è fondamentale poter contare su figure diverse a seconda delle esigenze del caso concreto, che sappiano aiutare ad individuare la soluzione specialistica di volta in volta ottimale: holding partecipativa, trust, società fiduciaria, quotazione al mercato primario, ingresso nel capitale della società di fondi private equity, società di assicurazione; fondi di private equity o di private debt, club deal, crowd funding,  sono solo alcune delle opportunità che il mercato odierno propone (per le esigenze della società o della famiglia rispettivamente) e che solo un oggetto sofisticato può proporre quando effettivamente se ne presentino le esigenze.

In questo contesto, il rapporto tra imprenditore e mondo finanziario si evolve, basandosi su parametri nuovi rispetto al passato. Oggi l’imprenditore non cerca soltanto credito per far crescere la propria azienda, ma competenze trasversali e specialistiche.

Grazie a queste competenze, l’imprenditore può compiere scelte consapevoli e mirate, trovando interlocutori privilegiati in grado di offrire soluzioni personalizzate e multidisciplinari. Questi professionisti supportano non solo le esigenze finanziarie, fiscali e giuridiche dell’impresa e della famiglia, ma anche la pianificazione, protezione e trasmissione intergenerazionale di patrimoni complessi, siano essi familiari o aziendali.

Solo attraverso questa visione integrata l’imprenditore potrà garantire la crescita, la tutela e la trasmissione del proprio patrimonio, riaffermando così il proprio ruolo centrale nell’economia del Paese non solo di creatore, ma anche di custode e promotore di valore.