A cura di Charles Russell Speechlys Studio Legale

L’Andamento del Mercato dell’Arte 2024. Il mercato globale dell’arte continua a rallentare e i numeri del 2024 lo confermano. In un contesto economico e geo-politico complesso, per il secondo anno di fila il valore delle vendite è in calo, raggiungendo una stima di 57,5 miliardi di dollari, vale a dire -12% rispetto all’anno precedente (65,2 miliardi di dollari). Un segnale di speranza però c’è ed è rappresentato dal numero crescente di transazioni, pari a 40,5 milioni, al rialzo del +3%. Dunque, si contrae la fascia 'alta' del mercato, ma rimane un vivace dinamismo nella fascia medio-bassa (ossia, opere transate a prezzi inferiori a 50.000 dollari), segno di un allargamento e di una progressiva democratizzazione” del mercato. A dircelo è, come sempre, Clare McAndrews nel più recente The Art Basel & UBS Art Market Report 2025, prodotto da Arts Economics, dove vengono analizzati gli andamenti dei diversi segmenti di mercato, dalle gallerie alle case d’asta, dalle fiere ai collezionisti.

La Geografia del Mercato dell’Arte 2024. Pur assistendo a una sempre maggiore globalizzazione del sistema dell’arte nell’ultimo trentennio, dal punto di vista geografico la fetta più grossa del fatturato mondiale dell’arte (76%) rimane ascrivibile a soli tre Paesi: USA, UK e Cina. Gli Stati Uniti mantengono salda la propria posizione di leadership, con una quota di mercato del 43% in valore (+1% rispetto all’anno precedente), pari circa a 24,8 miliardi di dollari. Il Regno Unito riconquista il secondo gradino del podio con il 18% (in salita anch’esso di +1%), in valore 10,4 miliardi di dollari. Mentre a performare molto male è la Cina, inclusa la Cina continentale e Hong Kong, che perde il -4% in quota e, addirittura, il -31% in valore sul 2023, rappresentando uno share del 15% (8,4 miliardi di dollari), il livello più basso dal 2009. Infine, la Francia rimane stabile in quarta posizione con una quota del 7% (4,2 miliardi di dollari) e primo Paese in Europa, che complessivamente pesa per il 13% (8,3 miliardi di dollari). 

Ai-Da Robot (Aidan Meller), AI God. Portrait of Alan Turing (2024). Courtesy Sotheby’s New York

E l’Italia? Il mercato tricolore registra anch’esso una flessione del valore delle vendite pari al -10%. Tuttavia, si guarda al futuro con cauto ottimismo: l’entrata in vigore il 1° luglio 2025 della nuova misura di revisione fiscale (cd. DL Omnibus) – che riduce l’aliquota Iva sulla compravendita di opere d’arte, d’antiquariato e da collezione al 5%, includendo anche le importazioni (per effetto di quanto disposto dall’art. 69 del DPR 633/72) – dovrebbe costituire un impulso significativo per il rilancio del mercato dell’arte italiano. Grazie a suddetto provvedimento – “atteso da tempo dagli operatori del settore”, come ha sottolineato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli –, l’Italia può tornare a essere protagonista a livello internazionale. “Con questa decisione – continua – il Governo pone fine a un’anomalia che ci rendeva meno attrattivi rispetto ad altri paesi europei, dove già esistono regimi fiscali agevolati [Francia, 5,5% e Germania, 7%]. Da oggi possiamo tornare a competere ad armi pari, offrendo nuove opportunità a galleristi, antiquari, artisti, restauratori, trasportatori e studiosi. È una misura che valorizza l’intero ecosistema dell’arte, uno dei presìdi più vitali della nostra identità culturale”. Inoltre, secondo un recente rapporto di Nomisma, l’abbassamento dell’Iva in Italia – che così formulata risulta essere la più bassa dell'Unione Europea – potrebbe generare una crescita del fatturato fino a 1,5 miliardi di euro in tre anni, con un impatto economico complessivo stimato in 4,2 miliardi. Al contrario, se la vecchia aliquota fosse rimasta, il settore avrebbe rischiato perdite fino al -28%, con punte del -50% per le piccole gallerie, con evidenti ripercussioni sull’intera filiera dell’arte.  

Gli Attori del Mercato dell’arte 2024. La flessione più forte è stata sperimentata dalle case d’asta, che hanno visto calare il valore delle vendite all’incanto del -25% rispetto al 2023, in primis a causa della contrazione della fascia ‘high-end’, relativa alle opere più costose. Infatti, se i passaggi che riguardano i lotti sopra 1 milione di dollari sono diminuiti di un terzo, quelli sopra la cifra stellata di 50 milioni sono calati quasi del -40%. L’unico segmento a performare bene – e, quindi, in controtendenza – è rappresentato dalle opere di fascia 'bassa', ossia sotto i 5.000 dollari, che registra una crescita sia in valore (+7%), sia in termini di lotti esitati (+13%). A dimostrare una certa vitalità sono state anche le private sales concluse presso le maisons del martelletto, con un aumento del +14% (4,4 miliardi di dollari) rispetto ai 12 mesi precedenti. Non si tratta certo di un caso: in periodi incerti e volatili, come quello che stiamo vivendo, spesso le vendite in trattativa privata si comportano meglio poiché garantiscono controllo e flessibilità su prezzi e tempistiche e, soprattutto, riservatezza. Il settore delle gallerie ha a sua volta visto scendere il valore delle vendite, sebbene qui la diminuzione risulti più contenuta (-6% sul 2023) e, anche in questo caso, a riportare le perdite più significative sono stati i dealer che lavorano nella fascia più ‘alta’ del mercato. Tuttavia – se i mercanti con fatturati annuali superiori ai 10 milioni di dollari hanno riscontrato un calo del -9% e quelli con un giro d’affari tra i 5-10 milioni di dollari del -3% crescono i valori a livelli inferiori: +10% per le gallerie di fascia tra 1-5 milioni di dollari e +17% per quelle con un turnover inferiore a 250.000 dollari. Dunque, come si dividono le quote di mercato questi operatori e a quanto ammontano le loro vendite? Combinando i dati di tutte le operazioni in casa d’aste, pubbliche o private che siano, questo settore pesa per il 41% sul valore totale delle vendite nel 2024 (-4% rispetto al 2023), totalizzando complessivamente 23,4 miliardi di dollari, mentre la percentuale ascrivibile alle gallerie (includendo tutte i canali di vendita, online e offline, sia nel mercato primario sia in quello secondario) è ben del 59%, pari a 34,1 miliardi di dollari.

I Segmenti d’Arte Più Desiderati in Asta nel 2024. I dipinti rimangono il medium più venduto a tutti i livelli di prezzo, rappresentando ben il 66% del valore di tutti i lotti passati al martelletto e il 37% se guardiamo, invece, al volume delle vendite. Seguono disegni, acquerelli e lavori su carta, che incidono sull’11% del fatturato globale all’incanto (17% in termini di numero di transazioni) e le sculture, con vendite che valgono il 10% (7% in termini volumetrici). Rimanendo nel campo della pittura, regina delle Arti, si evidenzia come, a livello generale, tutti i settori interessati registrino segno meno. A partire dalle opere che più di tutte fanno battere il cuore dei collezionisti, quelle del periodo Post-War & Contemporary Art, che insieme rappresentano il 52% del valore di tutte le vendite nel settore fine art (rispettivamente 36% arte post-bellica, -24% sul 2023, e 16% arte contemporanea, -36%), ossia 4,6 miliardi di dollari. Seguono l’Arte Moderna e l’Arte Impressionista e Post-Impressionista, che pesano rispettivamente per il 25% la prima (2,2 miliardi) e 14% la seconda (1,2 miliardi), entrambe in diminuzione di 17 punti percentuali sul 2023. Chiudiamo con il segmento degli Old Masters, da tempo il più piccolo del comparto fine art. Complessivamente, questo settore rappresenta uno stabile 9% con un totale di ricavi pari a 803 milioni di dollari (-25% rispetto al 2023, il risultato più basso degli ultimi 15 anni), di cui meno della metà si deve agli Antichi Maestri del Vecchio Continente (“appena” 384 milioni di dollari).

I Trend del Mercato dell’Arte 2024. Per concludere, si segnalano alcune tendenze che hanno caratterizzato il mondo dell’arte nel periodo attenzionato. Innanzitutto, è interessante sottolineare che secondo l’ultima ricerca di Deloitte Italia – “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione. Report 2025” – le cause del ridimensionamento del mercato non sono da rintracciare solo nel protrarsi di diverse situazioni di conflitto, ma anche nel fatto che il sistema dell’arte stia vivendo un vero e proprio momento di passaggio generazionale: i giovani collezionisti – operando con budget più limitati e differenti abitudini d’acquisto – stanno ridefinendo le priorità, le modalità e i canali di vendita degli operatori dell’arte, dimostrando interesse per quegli ambiti che riflettono i propri valori, interessi o possibilità economiche. Di conseguenza, cresce il numero di acquirenti (+30% vs 2023), in prevalenza appartenenti alla generazione dei Millennials (nati tra 1980 e 1996), e aumenta il numero di transazioni a prezzi più accessibili, contribuendo a una maggiore inclusività e diversificazione del pubblico di acquirenti. Le generazioni più mature – in particolare i “Baby Boomers” (nati tra 1946 e 1964) – rappresentano, invece, il principale bacino da cui le maisons possono attingere per garantire l’afflusso di opere di qualità sul mercato, seppur molti collezionisti stiano ancora cautamente attendendo di proporre in vendita i loro pezzi migliori. La medesima tendenza è riscontrata anche nel settore delle fiere d’arte, che – nel secondo anno di ritorno al tradizionale e fitto calendario pre-Covid – registrano risultati altalenanti con un’ottima affluenza di visitatori, ma collezionisti poco propensi agli acquisti d’impulso.

La stessa analisi evidenzia, poi, la crescente attenzione che nel corso dell’anno il mondo dell’arte ha riservato nei confronti della sostenibilità e della responsabilità sociale e culturale d’impresa, con numerose iniziative a supporto dell’ecosistema e dell’inclusione, tra cui le aste di beneficenza realizzate dalle major al fine di contribuire all’attività di organizzazioni no-profit attive sia nell’ambito sociale sia in quello ambientale. Una scelta che appare quasi paradossale se si pensa che il 2024 si è distinto per l’ingresso a pieno titolo nel mercato dell’arte dell’intelligenza artificiale (il cui utilizzo è molto dispendioso in termini energetici). Oltre a portare notevoli vantaggi come strumento per la valutazione delle opere d’arte, l’IA rappresenta anche un nuovo punto d’arrivo per la creazione artistica: lo scorso 31 ottobre 2024 Sotheby’s, prima casa d’aste internazionale a scommettere sulle pennellate di un algoritmo, ha presentato un dipinto prodotto dal robot umanoide Ai-Da, che sfrutta proprio l’intelligenza artificiale per dipingere. “AI God. Portrait of Alan Turing”, questo il titolo del suo lavoro, è schizzato da una stima iniziale di 120.000-180.000 dollari a ben 1,1 milioni di dollari di battuto. Si tratta certamente di un segmento da osservare con attenzione, in attesa di capire se potremmo trovarci in una nuova fase di frenesia e speculazione paragonabile a quella che ha riguardato gli NFTs, il cui mercato sta oggi attraversando una fase di stallo dopo il boom del 2021.

Tuttavia, almeno per ora, l’attenzione dei collezionisti si è concentrata altrove, in particolare sui lavori appartenenti al movimento storico del Surrealismo2 che nel 2024 – nonostante il generale rallentamento del mercato delle aste fine art – sono stati in grado di generare il loro secondo miglior risultato di sempre, con quasi 583 milioni di dollari totali. Se le vendite dei surrealisti risultavano già in costante salita negli ultimi 15 anni, mai prima del 2024 si era raggiunta una tale quantità di lotti esitati con successo: quasi 12mila, in aumento del +12% rispetto al 2023 e un “success rate” del 69%, ben due punti in più rispetto alla media globale. Ma la vendita di maggior eco è stata, senza dubbio, quella di “L’Empire des lumières” (1954) di René Magritte da Christie’s New York per oltre 121 milioni di dollari, risultato che ha azzerato ogni precedente record per la centenaria Avanguardia

Seppur le opere di Magritte dominino la top 10 dei migliori risultati surrealisti dell’anno, guadagnandosi anche la seconda posizione con “L’Ami intime” (1958) – esitato da Christie’s Londra per 43 milioni di dollari – al terzo posto emerge un nome “insolito”, quello di Leonora Carrington. Ormai riconosciuta come una delle Maestre più importanti del movimento, Carrington ha sfondato il “tetto di cristallo” con “Les Distractions de Dagobert” (1945), esitato a oltre 28 milioni. Tale risultato è esemplificativo del processo di rivalutazione dell’arte femminile in corso da circa un decennio: la presenza delle artiste all’asta è cresciuta sensibilmente dal 2014 a oggi (+98% di lotti offerti) e il numero di opere battute sopra 1 milione si è raddoppiata nello stesso periodo – da 81 a 169 – mentre quello della controparte si è dimezzato. Seppur ancora lontane dal raggiungere i valori dei colleghi maschi, i risultati parlano da sé: con una cifra record di oltre 15mila opere di mano femminile vendute all’asta (+11% sul 2023), la bussola del mercato dell’arte sembra essersi finalmente orientata verso una direzione più bilanciata ed egualitaria.

La Top 3 delle opere più costose del primo semestre 2025. Nei primi sei mesi dell’anno, Christie’s si è confermata la regina indiscussa degli incanti, passando al martelletto tutti i lotti più costosi e non lasciando spazio né alla storica rivale Sotheby’s né alle altre major. Si tratta di tre capolavori di mano maschile di artisti appartenenti a differenti correnti e attivi a cavallo tra fine XIX e metà XX secolo. Ci troviamo a New York, al 20 Rockefeller Plaza, è il 12 maggio 2025 e in vetta alla classifica troviamo “Composition with Large Red Plane, Bluish Gray, Yellow, Black and Blue” (1922) dell’olandese Piet Mondrian, venduto a quasi 47,6 milioni di dollari. La rara tela del Maestro del Neoplasticismo apparteneva alla collezione di Louise e Leonard Riggio, già CEO della nota casa editrice Barnes and Noble e storico presidente della Dia Art Foundation, scomparso lo scorso anno all’età di 83 anni. Medaglia d’argento, invece, per Claude Monet con “Peupliers au bord de l’Epte, crépuscule” (1891), passata di mano per 42,9 milioni di dollari. L’opera possiede una provenienza eccezionale, vantando come primo proprietario il leggendario mercante d’arte Paul Durand-Ruel, ma anche una ricca storia espositiva internazionale. Appartenente alla serie di 24 tele sul tema dei pioppi dipinte a Giverny tra l’estate e l’autunno del 1891, il dipinto è stato recentemente esposto al Museum of Fine Arts di Boston. A chiudere il podio, infine, è “No. 4 (Two Dominants) [Orange, Plum, Black]” (1950), realizzata da Mark Rothko in uno dei periodi creativi più ricchi e fertili dell’Espressionismo Astratto ed esitata a 37,8 milioni di dollari. Proveniente dalla collezione dei miliardari Anne H, e Sid. R. Bass e già parte della storica mostra “15 Americans” del 1952 al MoMA di New York, questo lavoro è uno dei primi esempi in cui il pittore apre la propria tavolozza a quei campi cromatici che sarebbero da lì in avanti diventati la sua cifra distintiva.

In conclusione, molti sono gli elementi che alimentano il vento del cambiamento nel mercato dell’arte, portando con sé nuove complessità e sfide da affrontare con strumenti adeguati e un’offerta in linea con le esigenze del presente. Se da un lato case d’asta e dealer dovranno sempre più rispondere alle aspettative di una platea globale, giovane e attratta da linguaggi espressivi che per lungo tempo sono rimasti in secondo piano rispetto alla pittura, dall’altro crescerà in modo decisivo la necessità di affiancare ai collezionisti un servizio di consulenza altamente qualificato. Un servizio di art advisory professionale, strategico e personalizzato diventa oggi un alleato imprescindibile per orientarsi in un sistema complesso, dove alle passioni si intrecciano considerazioni patrimoniali, fiscali e giuridiche. È in questa direzione che da anni si muove Allianz Bank, offrendo alla propria rete di consulenti finanziari un supporto specialistico attraverso la collaborazione con il team di consulenti d’arte dello studio legale Pavesio e Associati with Negri-Clementi. Dalla valutazione alla vendita, dal passaggio generazionale alla donazione, fino alla costituzione di trust, fondazioni o altre forme giuridiche funzionali alla tutela e alla valorizzazione dell’asset artistico, la figura dell’art consultant si afferma come punto di riferimento sempre più centrale. Un professionista capace di accompagnare il collezionista con competenza, visione e responsabilità, coniugando passione per l’arte e consapevolezza patrimoniale.